Un sentito ringraziamento per l'ottima riuscita
di questa bellissima gita "astro-culinaria" a Falera in Grigioni, va al nostro
presidente, Gilberto Luvini, che si è sobbarcato tutto il lavoro amministrativo
facendo addirittura un sopraluogo alcuni giorni prima.
Il programma previsto è stato pienamente
rispettato e comprendeva:
Partenza da Bioggio il sabato 26 alle 13:30
con le vetture private
Arrivo a Falera
verso le 15:30 e ritiro delle chiavi delle camere dell'albergo (ottime le
stanze)
Visita con guida (in italiano!) del sito archeologico:
I partecipanti a questa trasferta, tutti simpaticissimi e di buon
umore, sono stati ben 18. Visto il costo dell'operazione per
una famiglia la considero una grande riuscita ed un ulteriore merito per il
principale organizzatore.
Il viaggio, nonostante il traffico intenso si è
svolto normalmente. Fotografia di gruppo scattata poco dopo l'arrivo alle 15:45 e con quasi tutti gli iscritti
presenti, mancavano solamente 3 persone.
Subito dopo ci siamo recati in albergo e nell'attesa
dell'arrivo degli ultimi partecipanti abbiamo bevuto un rinfresco:
Personalmente la visita guidata ai megaliti di
Falera ha rappresentato un graditissima sorpresa. Infatti non avevo minimamente
compreso la complessità ed estensione di quest'opera. Alle 16:50 del pomeriggio
ci siamo incamminati verso il sito archeologico.
Gilberto Luvini per l'occasione ha ingaggiato una guida
che in italiano, cosa non scontata da queste parti, ci ha guidato e spiegato
punto per punto molti dei segreti della zona. Nella fotografia seguente la
nostra simpatica e competente guida si presenta al nostro rumoroso gruppetto.
In questa immagine potete apprezzare la
complessità ed estensione del sito archeologico che sorge nei prati tra la
chiesetta ed il paese di Falera. La costruzione del sito è iniziata nell'età del
bronzo, approssimativamente 1500 AC. Questa data è confermata con delle
datazione al carbonio 14. Chiaramente non sono pervenute tracce scritte
dell'evento in quanto questo precede la scrittura, almeno in questa zona delle
alpi. Quello mostrato in queste fotografie lo possiamo definire come un
osservatorio astronomico dell'età del bronzo.
Benché non ci siano tracce scritte, sono
presenti dei graffiti su parecchi rocce. Alcune di queste sono naturali (come
quella nella fotografia) qui sotto, altre sono state accuratamente posizionate
dall'uomo.
Questa foto è lo stesso graffito della
precedente da un altra prospettiva. Qui la bacchetta evidenzia lo stretto
collegamento tra tutte queste opere ed il cielo. In particolare qui la retta
incisa sulla roccia indica precisamente il meridiano (la linea che congiunge il
nord al sud).
Qui sotto, un'altra pietra con incisione appena
fuori dalla cinta del cimitero. Benché l'incisione sia forma di croce questa non
è un simbolo cristiano. In questo caso indica i punti cardinali (nord -sud, est
- ovest). Solitamente queste pietra con incisioni "pagane" venivano rimosse o
nascose se entro o in prossimità di chiese. Fortunatamente qui non è successo.
Fausto Delucchi di fianco ad un grande Megalite.
L'allineamento di pietre che si scorge in parte alle sue spalle è inclinato
precisamente di 63° rispetto alla linea del meridiano. Consentiva di determinare
con precisione ed in anticipo di un mese il solstizio di estate e d'inverno.
Queste date erano e sono tutt'ora importanti in agricoltura (in estate per il
raccolto, in inverno per il periodo di riposo dei campi).
Altri allineamenti calcolano gli equinozi di
primavera e autunno. Non mancano neanche alcuni rivolti al sorgere o tramontare
di Venere o di alcune stelle particolarmente importanti o brillanti come quello
qui sotto (Caph in Cassiopea se ricordo bene).
Il nostro gruppo ascolta le spiegazioni con il
paese di Falera sullo sfondo
Il megalite piccolo davanti a Giancarlo Marabese
in celeste nella foto, è uno gnomone. Infatti l'ombra della collina sullo
sfondo, allora priva di alberi, cade precisamente in un punto segnato sul
megalite il mezzogiorno del solstizio d'estate.
Atterraggio di una mongolfiera sui prati Falera.
Sullo fondo Flims.
Il nostro gruppo sale sulla piccola collina davanti
a Falera.
Paesaggio di Flims. Tutto il paese è costruito
sui resti della più grande frana delle alpi caduta, secondo una recente datazione, il
10500 AC. Precisamente una gran parte della montagna dietro Flims costituita da
calcare si è staccata alla fine dell'ultima glaciazione franando ed ostruendo per molti
chilometri la vallata del Reno Superiore. Come si scorge nella foto, il fiume ha
poi scavato nei sedimenti un imponente cagnon.
Panorama dalla collina. Questo è chiaramente un
punto strategico. Con facilità si può osservare tutta la vallata e scorgere
qualunque movimento in lontananza. Immancabili anche qui delle incisioni che indicano
precisamente i punti cardinali. Sulla cresta della montagna sullo sfondo (vedi
foto) c'è una
chiesetta. Ci è stato spiegato e mostrato su di una cartina che molte delle chiese
più antiche sono allineate in vario modo. Queste infatti sono tutte state
edificate sopra luoghi di culto pre-cristiani, tutti coinvolti con
l'osservazione di fenomeni celesti.
A. Storni
Pietra con inciso un cerchio ed un punto al suo
centro. Come per tutte le altre costruzioni anche in questa la posizione, forma
ed inclinazione sono volute e servono a proiettare un ombra in data ben precisa.
Dopo tanta cultura e facendo ritardare la nostra
guida siamo corsi al ristorante "La Punt" dove avevamo prenotato per la cena.
Anche questo appuntamento si è rivelato fonte di sorprese e ci ha consentito di scoprire
alcune specialità grigionesi quali i "capuns" e i "maluns".
Seguono alcune fotografie dei partecipanti prima che comincino a parlare le
forchette. L'ottima cena ci ha permesso di passare qualche ora in compagnia
mentre all'esterno piovigginava. Infatti durante il pomeriggio le nuvole si era
progressivamente addensate fino all'inevitabile conclusione.
Durante la cena ci siamo preoccupati per la
sorte della nostra visita all'osservatorio. Più di una persona ha temuto il
peggio. Si vede però che l'anno astronomico ci sorride, infatti finita
la cena ha smesso di piovere. Chiaramente la nottata è rimasta umida, ma ogni
tanto la nebbiolina si diradava consentendoci di ammirare il cielo al meglio con
gli strumenti dell'osservatorio.
Un pò a piedi, un pò in vettura siamo tutti
arrivati all'osservatorio.
L'osservatorio è situato poco sopra il paese,
parzialmente riparato da alcuni pini. Un pochino di luce inevitabilmente arriva,
comunque il cielo è buono e l'inquinamento luminoso contenuto. Mi sono premurato di misurarlo con
lo "Sky Quality
Meter" ottenendo il rispettabile valore di 21.3, migliorabile in assenza di
nebbiolina. Ricordo che il record è per ora detenuto da Dötra. Durante lo starparty del 2009 è stato misurato
il valore di 21.7 fuori dalla Via Lattea e 21.6
in Via Lattea! A Calina misuriamo solamente 19.95.
La struttura è moderna, tutto è estremamente
curato e nuovo. Già il tetto scorrevole impressiona. Pesa ben 18 tonnellate e ne
può reggere altre 50. Caratteristica indispensabile per un osservatorio nato
nella capitale svizzera dello snowboard. Il secondo piano della struttura,
dedicato all'osservazione degli astri è suddiviso in due parti, il locale
con gli strumenti e la sala di controllo per l'operatore.
Pezzo forte è il riflettore Ritchey Chretien da
90 cm e 9 metri di lunghezza focale. Questo mostro di svariati quintali di peso è stato
progettato e costruito in Germania. Invece le ottiche sono russe, le ha
costruita la famosa azienda Lomo. Lo strumento principale, come si vede dalla
fotografia qui sotto, è altazimutale e dotato di uno specchio terziario per il fuoco Nasmyth. Quindi l'altezza dell'oculare rispetto al pavimento resta costante
durante tutta l'osservazione. Ci si può comodamente sedere senza fare alcuna
contorsione.
Specchio primario, paraluce e intaglio
all'altezza dello specchio terziario
La parte posteriore dello strumento con tutti i
suoi cavi nelle guide. Tutto molto professionale.
Lo specchio secondario nel suo supporto è
impressionante, infatti è grande come il primario di un C8.
Fanno parte del parco strumenti
dell'osservatorio alcuni telescopi minori come questo Takahashi FSQ106ED oppure
suo fratello maggiore un Takahashi FS152 su montatura EM200 Tenma2. Inoltre c'è
anche un binocolone gigante cinese.
Complici la pioggia pomeridiana che ha inzuppato
tutto e l'umidità
esagerata dell'aria durante notte, il cielo non è mai stato completamente sereno. Banchi di
nebbia che andavano e venivano ci hanno relativamente disturbato durante la notte. Non sono comunque
mancati dei momenti memorabili, duranti i quali il cielo era in gran parte
sgombro e la Via Lattea faceva bella mostra di se. In questi momenti
il 90 cm oppure il rifrattore da 150 mm mostravano immagini da urlo!
Con l'oculare Pentax XM da 40mm, quindi a 225 ingrandimenti (il minimo
consentito è 130 con il 70 mm), M15 era da svenimento. Sovraesposta e risolta
fino al nucleo, stelle piccole. Memorabili anche alcune galassie quali NGC7331
quasi da foto, oppure la nebulosa velo immensa e tutta da frugare, o ancora M33
che usciva dal campo visivo dell'oculare e tutta piena di addensamenti. Meraviglia.
Siamo rimasti in osservatorio fino alle 03:00
del mattino. Per questo devo ringraziare di cuore tutto il team di Falera che ha
praticamente fatto mattina con noi ed è sempre stato molto paziente. Ci hanno
pure consentito di muovere i telescopi a nostro piacimento
utilizzando i PC con il programma The Sky 6.